Il mito del “Ponte Arcobaleno”
Che cos’è la “Leggenda del Ponte Arcobaleno”? Spiegheremo qui le sue origini e ci chiederemo se esiste un Aldilà degli Animali.
La leggenda del Ponte Arcobaleno è diventata nel tempo un simbolo di consolazione e di speranza, un’immagine poetica che accompagna chi ha perso un animale domestico e si interroga sull’esistenza di un Aldilà degli animali. Questa leggenda, oggi diffusa in numerosi contesti, nasconde origini misteriose e risponde al nostro bisogno di mantenere vivo il ricordo dei nostri compagni di vita non-umani.
Al mio adorato Teo…
Che cosa è “Il ponte dell’arcobaleno”?
Il testo della leggenda descrive un luogo paradisiaco, un locus amoenus, in cui gli animali, dopo la vita terrena, corrono liberi e felici su un vasto prato fiorito. Durante il gioco però, qualcuno di loro si ferma all’improvviso e si mette a guardare l’orizzonte: i sensi si accendono, le orecchie si drizzano, punta dritto dritto finché i suoi occhi si illuminano e inizia a correre velocissimo! Ha visto infatti arrivare la persona amata, il proprio “umano” che ha lasciato la terra, e finalmente i due si ricongiungono nella gioia più assoluta.
Una consolazione indescrivibile
Può sembrare una storia banale e strappalacrime, ma vi assicuro che il potere taumaturgico di questo racconto è favoloso, e chi ha perso un animale domestico può testimoniarlo.
Il fatto che il testo fosse anonimo e che la sua diffusione sia diventata mondiale sono i due fattori che hanno trasformato questo “mito” in un vero e proprio rituale di consolazione.
Su quell’arcobaleno si realizza il bisogno umano di dare un senso al dolore.
Lì prende corpo la speranza in una vita ultraterrena oltre quella fisica.
Ultimo e non ultimo, si dà una risposta all’eterno dubbio sulla fine dei nostri animali domestici, che avrebbero pur diritto allo stesso paradiso degli umani, nel nostro immaginario.
Ma chi ha scritto il “Raimbow Bridge”?
Il groviglio delle rivendicazioni
La paternità originale del testo in prosa è stata incerta, come dicevamo, per lungo tempo.
A tutt’oggi, se digitate su un motore di ricerca, la prima risposta sarà quasi sicuramente che si tratta di una “leggenda degli indiani d’America”. Ma è solo perché i pellirosse, proprio come Osho, sono sempre i padri illegittimi di tutte le citazioni.
Ho cercato perciò di ricostruire l’ingarbugliata questione e ho scoperto che:
- L’idea di un paradiso degli animali venne per prima alla scrittrice canadese Margaret Marshall, che nel 1902 pubblicò un romanzo di successo intitolato Beautiful Joe’s Paradise: qui manca il “ponte arcobaleno”, ma è presente l’idea dell’Aldilà degli animali;
- la stessa idea (ma non sappiamo se si ispirò alla Marshall), fu perfezionata dalla giornalista scozzese Edna Clyne-Rekhy, che nel 1959 “aggiunse” il ponte dell’arcobaleno come mezzo di ascesi;
- solo molti anni dopo, nel 1994, Paul C. Dahm, consulente del dolore in Oregon, ha usato l’idea come “terapia del lutto”, registrando un copyright su una variazione del testo di Edna;
- trovo poi (di seconda mano) che tale William N. Britton, nello stesso anno 1994, sostenne che la poesia gli era stata raccontata da uno sciamano nativo americano, così avviando la leggenda metropolitana della paternità dei pellirosse;
- nel 1998, copyright anche per due poetici coniugi, Steve e Diane Bodofsky,, su una versione in rima in 6 quartine;
- trovo citato infine, ma poco chiaramente, anche Wallace Sife, che ha trattato la terapia del lutto.
Il mito del “Ponte Arcobaleno”

Ma il vero autore della storia è Edna Clyne-Rekhy!
Il merito dell’attribuzione veritiera va allo scrittore Paul Koudounaris, che nel febbraio 2023, solo due anni fa, ha pubblicato un articolo in cui ha raccontato nel dettaglio la storia del testo, con tanto di prove, tra cui il manoscritto originale, rivelando senza dubbio che era stato scritto dalla succitata giornalista e scrittrice scozzese Edna Clyne-Rekhy, nel 1959.
Edna Clyne-Rekhy, oggi 84enne, scrisse questo “Rainbow Bridge” (“Ponte dell’Arcobaleno”) in memoria del suo amato cane Labrador, Major.
Aveva dattiloscritto delle copie da regalare agli amici, e rapidamente la copie si moltiplicarono grazie alla commovente capacità consolatoria del testo. Le copie erano anonime, e il Ponte dell’Arcobaleno restò uno scritto che “si era fatto da solo”, come direbbe Verga.
Ma nel 1994 una rivista di consigli americana molto seguita, dal titolo “Dear Abby”, apprezzando la popolarità del testo, lo pubblicò anonimo così come circolava.
Nonostante la grande popolarità del poema, Edna non era a conoscenza del successo del suo scritto, fino a quando il succitato Paul Koudounaris, con un impegno davvero indefesso, non ricostruì la vicenda (e la storia la trovate ben descritta qui).
I contenuti dei fogli autografi della scrittrice, nel mondo anglosassone, vengono spesso usati come epitaffi nei cimiteri per animali domestici.
Il mito del “Ponte Arcobaleno”
Le Radici antiche del Mito
L’Aldilà, in tantissime culture, da quella biblica a quella islamica, è un luogo di felicità popolato da animali che convivono pacificamente, piante rigogliose e uomini felici.
In questo modo gli antichi suggerivano un’idea di beatitudine associata alla natura: dunque, per gli antichi, gli animali, finita la vita terrena, proseguivano in quella ultraterrena, esattamente come gli umani.
Nel folclore messicano gli alebrijes sono animali coloratissimi con la funzione di angeli custodi, che assistono le persone nel corso della loro vita, diventano cioè spiriti guida che continuano a stare vicini ai loro compagni terreni.
L’idea di un “ponte” tra terra e cielo è abbastanza scontata: i latini chiamavano “pontifex“, pontefice, “facitore di ponti” colui che aveva la funzione religiosa di stabilire una connessione tra la terra e il cielo, come spiega bene la Crusca.
Ma l’idea di usare l’arcobaleno per salire in cielo dopo la morte esiste solo nella tradizione nordica: il Bifröst, il ponte della mitologia scandinava, che unisce Midgard, il mondo degli uomini, ad Asgard, la dimora degli dèi. Il nome significa infatti “via tremula” o “via dei colori”.
Il Bifröst non era concepito per gli animali, in realtà, ma la sua immagine di connessione tra il terreno e il divino ha ispirato molti a vedere nell’arcobaleno un mezzo per salire in cielo.
In alcune filosofie orientali, come il buddismo, l’arcobaleno è il ponte di cui si serve la divinità per scendere dal cielo sulla terra. Processo inverso, ma è solo questione di punti di vista.
D’altra parte, chi di noi non ha subito il fascino dei Led Zeppelin con il loro Stairway to Heaven? C’è una suggestiva analogia tra questa “scala” verso le stelle e l’arcobaleno verso il paradiso.
Il mito del “Ponte Arcobaleno”
La “negazione” del mondo moderno
La morte degli animali d’affezione è ormai considerata un lutto a tutti gli effetti, ben lo sapevano gli antichi, e non si tratta solo dello scolastico Passero di Lesbia: gli antichi celebrarono soprattutto cani e cavalli, dedicando loro epitaffi funerari, inumazioni e vere e proprie lapidi (chi è interessato può leggere qui).
In seguito, la perdita di un animale domestico è stata vissuta come “secondaria”, e poco compresa, concetto legato alla svalutazione del mondo animale rispetto a quello umano.
Ma è ormai conquista civile la considerazione degli animali come “compagni” e non più solo “da compagnia”, e la loro perdita è scientificamente considerata un lutto a tutti gli effetti.
Alla negazione sta seguendo, insomma e finalmente, il riconoscimento.
Il mito del “Ponte Arcobaleno”
Le posizioni religiose contemporanee
Per la Chiesa Valdese gli animali sono accanto a noi, e ricevono la stessa promessa di vita anche dopo la morte.
Ma non dimentichiamo la Laudato si’ (paragrafo 83) del 2015, dove Papa Francesco richiama la Lettera ai Romani (8:21), scrivendo: “Aggiungiamo un ulteriore argomento per rifiutare qualsiasi dominio dispotico e irresponsabile dell’essere umano sulle altre creature. Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio, in una pienezza trascendente dove Cristo risorto abbraccia e illumina tutto“.
Questa visione si allinea all’idea di una redenzione cosmica, in cui non solo l’uomo, ma tutta la creazione sarà trasfigurata.
E chi vuole approfondire può farlo qui.

Come concludiamo?
Che ci crediate o no, il ponte arcobaleno è ancora efficacissimo per superare il dolore della perdita del nostro compagno animale: quando questo accade, bisogna aiutarsi, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi modo, perché il legame che si crea con un animale è di accudimento reciproco per tutta la vita.
Con gli animali non si verifica un momento in cui bisogna “lasciarli andare” perché fanno scelte di vita diverse: gli animali non faranno mai scelte diverse.
L’unico momento in cui dovremo lasciarli andare è quando se ne vanno per sempre.
Detto ciò, in fondo poco importa che cosa accada nell’Aldilà, visto che non possiamo dimostrare né che esista, né che non esista.
Credo sia molto più importante amare e rispettare la natura e gli animali nell’Aldiqua. Qui e ora.
Solo così, quando se ne andranno, potremo consolarci davvero, pensando di avere avuto con loro (e dato loro) una “buona vita“.
“Tu ci credi al ponte arcobaleno Annalì?“
“Devo mettere da mangiare ai cavalli“.
“Ecco, appunto“.
SITOGRAFIA
https://www.rainbowsbridge.com/poem.htm
http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/magazine/8454288.stm
https://www.informazioninelweb.com/leggenda-ponte-dell-arcobaleno
https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/sul-soglio-pontificio/773
https://it.wikipedia.org/wiki/Bifr%C7%ABst
https://www.treccani.it/enciclopedia/arcobaleno_(Enciclopedia-dei-ragazzi)
https://campus.hubscuola.it/content/uploads/2019/08/c4_lat_catullo6.pdf
https://www.stateofmind.it/2024/09/animale-domestico-lutto
https://iris.uniroma1.it/retrieve/e383532e-4f01-15e8-e053-a505fe0a3de9/Tesi_dottorato_Civitelli.pdf
Dove vanno gli animali quando muoiono